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Michele Lucanto

Nome: Michele
Cognome: Lucanto


 


 

Nato a Pedace il 2 Novembre 1915, da Luigi Lucanto e Maria Francesca Leonetti. All’età di undici anni entrò in seminario a Cosenza, spinto dal desiderio di diventare sacerdote. All’arcivescovile svolse gli studi classici, eccellendo nelle materie letterarie ed, in particolar modo, nel latino. Andò via dal seminario a diciotto anni, non completando l’iter scolastico quasi giunto alla fine, perché la rigida disciplina in esso vigente non gli permetteva libertà nelle letture e nella scrittura. Risalgono a questo periodo le sue prime poesie. Nonostante la rinuncia alla vocazione giovanile, in lui rimase un’autentica e profonda fede religiosa. Ritornato al paese, si preparò da privatista per ottenere il diploma magistrale. Ottenne l’abilitazione all’insegnamento elementare il 22 Ottobre 1936. Dopo poco tempo superò brillantemente gli esami di concorso magistrale per tutte e tre città calabresi capoluogo. Scelse di insegnare a Cosenza, nelle scuole elementari “Carmela Borrelli” del rione Santo Spirito dove rimase dal 1938 al 1956. Insieme a Michele De Marco, poeta ed autore di opere teatrali in vernacolo, partecipò ai frequenti incontri al caffè Renzelli, tra letterati ed uomini di cultura. Fu amico fraterno di Cesare Curcio, (cittadino illustre di Pedace, uomo politico appassionato che diventerà primo deputato della presila). Contemporaneamente allo svolgimento della sua attività di maestro si iscrisse all’Università di Messina. Laureatosi in lettere e filosofia il 19 Giugno del 1940, rifiutò l’incarico presso l’università della città siciliana alla cattedra di letteratura latina di cui era titolare il professore La Via. Tutto ciò per un attaccamento verso la sua famiglia che gli fece mettere in secondo piano ogni ambizione. Per lo stesso motivo, e nello stesso periodo, rinunciò anche alla possibilità di insegnamento di materie letterarie presso il Liceo B. Telesio di Cosenza. La passione per le lettere e la cultura umanistica si accompagnarono in lui ad una grande vocazione all’attività pedagogica. Sarà quest’ultima a prevalere, insieme ad un amore per i bambini e per la scuola che troverà espressione in tutta la sua attività di maestro prima e di direttore didattico poi. Non solo: la sua facile penna, intinta nei sentimenti oltre che nella vasta cultura posseduta, diede vita ad una serie di scritti pedagogici, tutt’oggi di straordinaria attualità, elaborati in occasioni degli aggiornamenti professionali dei suoi maestri e delle sue maestre.

Intanto la sua produzione poetica si arricchiva. Una raccolta di poesie, “I due fari”, fu pubblicata dall’Editore Gastaldi di Milano il 29 Aprile 1942, con la prefazione di Michele De Marco. Nella raccolta di poesie “Miosotidi”, tuttora inedita, alle speranze ed ai sogni di bellezza, tipici della giovinezza, si aggiungeva il canto malinconico delle sofferenze degli anni tormentati della guerra. Rimanevano però sempre vivi nella sua poesia lo stupore per l’incanto della natura e la certezza di un Dio dai disegni misericordiosi. In essa si agitavano anche i luoghi i personaggi, le emozioni che gli derivavano dal forte legame con il proprio paese natale, diventato simbolo della condizione umana.

Il 7 Luglio 1941 venne chiamato alle armi. Il capitano Meringolo lo tenne con sé all’ufficio sussistenza, prima a Cosenza in via Calabria, poi a Castellammare di Stabia, a Napoli.

Già tenace oppositore della politica del regime, subito dopo la caduta del fascismo aderì al Partito d’Azione di Nino Woliska. Si interessò attivamente delle vicende politico-amministrative del suo paese e della Provincia e collaborò negli anni 1943-44 al settimanale cosentino “Calabria Democratica”, diretto da Michele De Marco. Ma fu soprattutto attraverso la produzione artistica che egli fece sentire la sua voce cogliendo le difficoltà e le possibili storture della nascente Repubblica con una vena ironica benevola, ma a volte sferzante. In occasione del referendum Monarchia/Repubblica scrisse l’opera in versi “A REPUBBLICA MPARAVISU”, favola religiosa, con pennellate di poesia e di satira attraverso la quale interpretava il nuovo processo storico. Lo stesso successo ottenne l’opera teatrale in vernacolo “E DUE LISTE”, scritta in occasione delle prime libere elezioni del dopoguerra. Morì a Pedace il 29 Settembre 1984.

Il suo ricordo si rinnova, ogni anno alla festa della “Pecorella”, la beata Vergine Addolorata, protettrice di Pedace. L’inno della Vergine scritto da Michele Lucanto, risuona, infatti nei rosari rionali, cantati e recitati da gruppi di donne, nelle processioni e nelle cerimonie religiose dedicate alla Madonna in una settimana di intenso fervore religioso.


pagina aggiornata alla data 22 ottobre 2008


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